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Quando gli impressionisti iniziano il loro apprendistato,
la pittura francese è ancora dominata dall'Académie
des Beaux-Arts. Fondata nel 1664, dopo le profonde riorganizzazioni
volute da Napoleone, l'Académie è diventata
una sezione dell'Institut ance, guidata da quaranta membri
eletti a vita. Questi selezionano i giovani pittori, li
accolgono nei loro studi privati e li preparano per il concorso
d'ammissione all'Ecole des Beaux-Arts,
il fulcro del sistema educativo nazionale. Creata nel 164S
da Colbert con lo scopo di porre le basi per uma gestione
e un controllo diretti dell'arte e degli artisti da parte
dello Stato, anche l'Ecole ha subito radicali trasformazioni
con Napoleone e durante la Restaurazione è diventata
una tappa quasi obbligata per tutti i giovani artisti che
desiderano davvero fare carriera. Chi riesce a superare
il selettivo esame di ammissione segue un programma di studi
particolarmente severo e rigoroso dal punto di vista tecnico,
anche se poco approfondito culturalmente e soprattutto poco
aperto all'inventiva e all'interpretazione personale. Simbolo
dell'Ecole è il suo grande atrio, affollato da statue
greche e romane, che sei vono come modello per i corsi di
disegno, in assoluto la materia più importante di
tutti i piani di studio. I più meritevoli si spartiscono
i premi assegnati nelle numerose gare di abilità,
organizzate ogni anno, in particolare il Prix de Rome, il
più ambito e prestigioso. Teoricamente è aperto
a tutti i francesi tra i quindici e i trent'anni, ma in
realtà solo gli studenti dell'Ecole, esentati dalle
prove preliminari, hanno qualche possibilità di vincerlo.
La prova finale consiste nel realizzare un dipinto su tela
(grande circa 1,5x1,2 metri), su un tema scelto dai membri
dell'Institut de France, tratto dalla storia antica o dalla
Bibbia. I candidati hanno 36 ore per elaborare un disegno
dettagliato nei minimi particolari e 70 giorni per eseguirlo
sulla tela. I vincitori trascorrono cinque anni all'Accademia
Francese di Villa Medici a Roma: studiano e copiano le opere
romane e rinascimentali e inviano periodicamente i loro
lavori a Parigi, affinchè i professori dell'Ecole
valutino i progressi compiuti durante il loro soggiorno.
La consacrazione ufficiale per un giovane allievo è
l'ammissione al Salon, se non
l'unica, la più solida possibilità di trovare
acquirenti per le loro opere. Anche il Salon è stato
ideato da Colbert nel 1667; il suo nome deriva dal Salon
Carré del Louvre, dove venivano esposti i lavori
degli allievi più meritevoli dell'Académie.
Con la Rivoluzione francese, l'accesso al Salon viene aperto
a tutti ed è creata una giuria che seleziona i lavori
proposti. Fino al 1833 è organizzata ogni due anni;
dal 1833, con Luigi Filippo, ha cadenza annuale, a eccezione
del periodo tra il 1852 e il 1863, in cui si torna alla
cadenza biennale. Il numero delle opere esposte varia di
anno in anno, dalle tre alle quattromila tele, il più
vasto e importante mercato dell'arte contemporanea mondiale.
Il pubblico accorre numeroso da tutta la Francia e dall'estero,
nte di quattromila,, visitatori al giorno, che pagano un
biglietto di circa un franco. Oltre al catalogo sono in
vendita riproduzioni di quasi opere presentate, così
da dare loro la più ampia diffusione possibile. La
stampa dà grande risalto alle varie edizioni, con
numerosi interventi di critici e di e scrittori famosi,
tra i quali Charles aire, Emile Zola, Alexandre Dumas, Théophile
Gautier e i fratelli Edmond e Jules e Goncourt. Tra le pubblicazioni
di quei decenni spicca "Le Charivari", una rivista
satirica fondata nel 1832 da Charles Philipon (1800-62).
Sulle sue pagine vengono pubblicate le illustrazioni di
Honoré Daumier, di Grandville, le caricature al vetriolo
di Cham - pseudonimo di Amédée de Noè
(1819-79) - e gli articoli, spesso polemici, di Louis Leroy,
colui che nome agli impressionisti. Essere tra i premiati
al Salon rappresenta quindi un vero e proprio riconoscimento
ufficiale: vuol dire conquistare o rafforzare la propria
fama, avere maggiori probabilità di trovare acquirenti
o di ricevere commissioni da parte dei funzionari dello
Stato per le decorazioni di monumenti, teatri, università,
tribunali e chiese. Ancor più fortunati sono coloro
le cui opere sono scelte e acquistate dagli incaricati del
ministero delle Belle Arti per essere collocate negli edifici
pubblici o addirittura al Musèe du Luxermbourg, la
sezione del Louvre dedicata agli artisti viventi. Con il
crescere del munero delle opere presentate alla selezione
e dell'importanza dei premi assegnati, il potere della ga
aumenta sempre più, scatenando polemiche e rivalità
molto accese, a cui si cerca di porre almeno un parziale
rimedio modificando, nel corso degli anni, il numero dei
membri e i criteri con cui vengono scelti. In generale,
però, per tutta la prima metà del secolo,
l'orientamento dei giurati rimane rigidamente conservatore,
tanto da ignorare volutamente le correnti o gli artisti
più innovatori. Un ruolo particolare è svolto,
infine, dalle Esposizioni Universali: la prima in assoluto
è quella di Londra, al Crystal Palace, nel 1851,
seguita da quella di New York del 1853. Due sono le edizioni
parigine nel 1855 e nel 1857.
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