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(Parigi 1840 - 1902) trascorse l'adolescenza a Aix-en-Provence
dove il padre, un ingegnere italiano, era addetto alla costruzione
del canale di Aix-en-Provence. In questa città trascorse
l'infanzia e la prima giovinezza, divenendo amico di Cézanne
durante gli anni del liceo. La morte del padre (1847)
minò la già precaria economia familiare e costrinse Émile
a fare ritorno a Parigi. Qui esercitò vari mestieri rinunciando
a proseguire gli studi. Dopo un periodo di ristrettezze
economiche e di frustrazioni psicologiche, si impiegò presso
la casa editrice Hachette come fattorino; ben presto fu
nominato capo del servizio di pubblicità entrando così in
rapporto con i meccanismi dell'industria culturale e con
i maggiori scrittori del tempo.Zola aveva intanto maturato
la decisione di intraprendere la carriera giornalistica
e letteraria, attraverso lo studio attento degli scrittori
realisti (Balzac, Flaubert) e delle teorie positivistiche
elaborate in quegli anni da Darwin, Taine e Claude Bernard.
Le prime opere narrative furono Contes à Ninon (1864) e
La confession de Claude< (1865). Ben presto, però, lo studio
dei nuovi testi scientifici, soprattutto "L'introduzione
allo studio della medicina sperimentale" di Claude
Bernard, la conoscenza delle teorie positiviste e la lettura
approfondita dei grandi scrittori realisti portarono Zola
a elaborare una concezione del romanzo come opera "sperimentale",
guidata cioè dagli stessi criteri di obiettività che caratterizzavano
la ricerca scientifica dei suoi contemporanei. L'interesse
per le ricerche scientifiche sull'ereditarietà e l'influenza
dell'ambiente suggerì a Zola di usare lo strumento narrativo
per analizzare ogni aspetto della vita umana e documentare
i mali sociali, in uno stile conciso e crudo che egli stesso
chiamò naturalismo. Nel 1867 scrisse i primi romanzi di
successo, Teresa Raquin e Maddalena Ferat, apprezzati dal
Taine per il loro realismo. Questo incoraggiò Zola a insistere
su un'analisi della società con modi sempre più legati alla
metodologia scientifica e all'analisi spietata e "clinica",
secondo i criteri del Naturalismo. Egli concepì allora,
alla maniera di Balzac, l'idea di comporre un ciclo di romanzi
che illustrassero la società del Secondo Impero attraverso
l'epopea di una famiglia. Scrisse così, fra il 1870 e il
1883, i Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una
famiglia sotto il Secondo Impero, un insieme di venti romanzi
che tracciano la storia di una società incline ai «bagordi,
dimentica le sofferenze degli umili e dedita al vizio come
sua unica divinità». In questo programma di denuncia sociale
si confermano i temi della nuova tendenza artistica del
Naturalismo, che era stata proposta a Parigi nel 1880.In
quell'anno, infatti, era stata pubblicata una raccolta di
novelle, Le serate di Mèdan<, di vari autori (fra i quali
Zola, Guy de Maupassant, Karl Huysmans, Paul Alexis) che
avevano maturato, nella casa di Zola a Mèdan, le nuove teorie
di letteratura ed arte con cui si evidenziava il rifiuto
del romanticismo sentimentale e eroico e si esprimeva, invece,
una ricerca viva e genuina della realtà, indagata con occhio
scientifico nei suoi aspetti più umili e quotidiani, con
un'indagine sperimentale. Questa raccolta fu salutata come
il «manifesto del Naturalismo» e Zola fu acclamato caposcuola
di questo movimento in quanto i suoi romanzi erano tutti
incentrati sulla realtà sociale del tempo. Dopo Madeleine
Férat (1868) aveva scritto altri opere: Conquete de Plassans
(1874), La faute de l'abbé Mouret(1875),
Son excellence Eugène Rougon(1876) e soprattutto L'assomoir
(1877), sulle conseguenze dell'alcolismo, la più cruda descrizione
dell'abbrutimento umano e il primo grande successo dell'autore.
Zola precisò e difese le sue idee naturalistiche con tre
opere: Le roman expérimental(1880), Les romanciers naturalistes
(1881), Le naturalisme au théatre (1881). Intanto pubblicava
gli altri volumi del ciclo: Nana (1880), sulla prostituzione
e la piccola borghesia; Pot-Bouille (1882), Au bonheur des
dames (1883), La joie de vivre (1884), Germinal (1885),
sulla vita dei minatori, che per la prima volta nella letteratura
francese metteva al centro le lotte sociali. Due anni dopo
Zola rappresentò in tutta la sua crudezza il mondo contadino
in La terre. Il successo di Zola continuò con i volumi conclusivi
del ciclo: Le rêve (1888), La bête humaine (La bestia umana,
1890), sulla follia omicida; L'argent (1891), La débacle
(La disfatta, 1892), sulla caduta del secondo impero. Nel
1894 egli concepì un nuovo ciclo, la trilogia Tre città
(Roma, Lourdes, Parigi) e nel 1899 un terzo ciclo, I quattro
vangeli (fecondità, lavoro, verità e giustizia. Quest'ultimo
non fu mai scritto).
Queste ultime opere furono ispirate ai valori del socialismo
e del cristianesimo; soprattutto l'ultimo romanzo Lavoro
(1901), apologia del lavoro salariato come occasione di
redenzione cristiana, riscosse un successo particolare.
Nel frattempo lo scrittore aveva aderito alle dottrine socialiste
e nel 1894 intervenne con impegno nell'affare Dreyfus, prendendo
le difese dell'accusato con la celebre lettera aperta al
presidente della Repubblica, pubblicata sul giornale "L'Aurore"
col titolo J'accuse; questo atto gli costò un anno di carcere
e un breve esilio in Inghilterra ma confermò la sua immagine
di guida intellettuale e morale, ormai di statura europea.
Zola morì nel 1902, asfissiato nel sonno dalle esalazioni
di una stufa.
Le
idee tematiche
Caposcuola del Naturalismo,
Zola riprese le teorie di Taine, Darwin e Bernard desumendone
i canoni e applicandoli ai suoi romanzi. I presupposti teorici,
pur riducendo i procedimenti della sua arte a una meccanicità
schematica non gli impedirono di dare una delle più spietate
e documentate testimonianze della società francese del suo
tempo e degli aspri contrasti di classe che la caratterizzavano.
Ecco come la pensava lui sul ruolo dello scrittore:Il romanziere
come lo scienziato deve essere insieme osservatore e sperimentatore,
considera l'arte come una riproduzione oggettiva del reale
governata dalle leggi della natura, rivendica l'impegno
morale dello scrittore che, mettendo in luce le cause dei
fenomeni sociali, deve indurre la società stessa a intervenire
per modificarli e migliorarliL'arte di Zola si incentra
sullo studio della realtà quotidiana, indagate secondo il
metodo sperimentale positivista che lo scrittore intende
trasferire dalle scienze al romanzo. Ciò corrispondeva alle
tendenze dell'epoca, esaltata dall'entusiasmo scientifico,
convinta di avere totalmente bandito la metafisica dal dominio
della conoscenza e della coscienza umana. Con tali
intendimenti Zola concepì il suo romanzo sperimentale, lavorando
non di fantasia ma di rigore scientifico, sicuro che il
comportamento di ogni uomo sia determinato dalla sua origine
e dall'ambiente nel quale si trova a vivere e ad operare.
Nella sua opera, quindi, prevale la cruda descrizione delle
piaghe più tristi della società, osservate con una certa
freddezza, ma anche con lo spirito di chi cerca i mezzi
per svegliare la coscienza e proporre il riscatto. Zola
infatti, è soprattutto un'abile descrittore di folle, di
visioni grandiose, di drammi umani su cui incombe un'atmosfera
di cupa fatalità. E così il suo «realismo epico» cela emozioni
profonde, forza di immaginazione, ricchezza di sensibilità
e quindi il fondamentale romanticismo che gli era connaturale.
Il suo primo romanzo importante, Teresa Raquin (1867), è
un'intensa storia d'amore e morte. Fra il 1871 e il 1893
compose il ciclo I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale
di una famiglia sotto il secondo impero, venti romanzi che
dovevano illustrare le sue teorie attraverso le vicissitudini
di una famiglia. Molti titoli del ciclo, che segue le vicende
di una famiglia nel corso di cinque generazioni, ebbero
grande successo: così Il ventre di Parigi(1873), sulla vita
dei quartieri popolari della città; L'ammazzatoio (1877),
sulle conseguenze dell'alcolismo; Nanà (1880), sulla prostituzione
e la piccola borghesia; Germinal (1885), sulla vita dei
minatori; La bestia umana(1890), sulla follia omicida; La
disfatta(1892), sulla caduta del secondo impero. Questi
romanzi di denuncia sociale ebbero un'importanza fondamentale
per lo sviluppo della narrativa naturalista.
NOTA SU "AMMAZZATOIO": «Il
mio lavoro mi difenderà"».Quando l'Assommoir (Ammazzatoio)
comparve in un giornale, venne assalito con brutalità senza
esempio, accusato, caricato di ogni delitto. È necessario
spiegar qui in poche righe le mie intenzioni di scrittore?
Io ho voluto dipingere la decadenza fatale di una famiglia
di operai nell'ambiente pestilenziale dei nostri sobborghi.
L'ubriachezza e l'ozio portano al rilassamento dei vincoli
della famiglia, alle laidezze della promiscuità, all'oblio
progressivo dei sentimenti onesti, e poi, come scioglimento,
alla vergogna e alla morte. Non è che un po' di morale in
azione. (...)
Del resto, io non mi difendo: il mio lavoro mi difenderà.
È un lavoro pieno di verità, il mio primo romanzo sul popolo,
che non mentisca e che abbia l'odore del popolo. Né poi bisogna
conchiudere che il popolo tutto intero sia malvagio, perché
i miei personaggi non sono malvagi, non sono altro che ignoranti
e corrotti dall'ambiente di aspro travaglio e di miseria in
cui vivono".
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