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(1828 - 1909)
Medico della Compagnia delle Ferrovie del Nord, era al
tempo stesso pittore ed incisore. Firmava le sue opere "Paul
van Ryssel".
Il dottor Gachet viveva ad Auvers, probabilmente questa
scelta era stata dettata da svariati motivi. Prima di tutto
il fascino di quel piccolissimo villaggio, le cui case dai
tetti di tegole scure salgono a ripiani su una collina sovrastante
l'Oise, una posizione che da molto tempo ispirava i pittori.
Vi erano andati Corot e Jules Dupré, e dal 1860 anche
Daubigny vi aveva trovato casa, oltre a un chiatta-studio,
il "Bottin", ormeggiata sull'Oise. Daumier finiva
i suoi giorni a Valmondois, in una casetta che gli era stata
data da Corot.
Il dottor Gachet che abitava in una gran casa a due piani,
un ex pensionato per fanciulle ristrutturato come dimora
borghese. Il medico, la cui moglie era morta di tubercolosi,
viveva lì con i suoi due bambini, una governante
e un reggimento di gatti e cani, oltre a una capra e una
tartaruga...
Il dottor Cachet, un uomo dalla personalità avvincente,
era legato agli impressionisti fin dai tempi del Guerbois,
e in particolare a Pissarro, cui lo avvicinavano i comuni
ideali socialisti. Alto, magro, i capelli rossi e i tratti
mefistofelici e in più agitato da una specie di ballo
di san Vito, aveva, come Bazille, studiato contemporaneamente
medicina e arte. Questo l'aveva portato a frequentare la
Brasserie des Martyrs, poi il Guerbois e La Nouvelle Athènes,
dove le sue opinioni sarcastiche erano apprezzate. Pur continuando
a fare incisioni, e raggiungendo in questo campo una grande
perizia che gli permise di dare lezioni di acquaforte a
Cézanne e più tardi a Van Gogh, aveva fatto
anche una brillante carriera di medico. Di una attività
prodigiosa, era al tempo stesso medico della Compagnia Ferroviaria
del Nord e medico ispettore delle scuole della città
di Parigi. Faceva anche parte di numerose associazioni di
medicina, di storia e di letteratura. Questa febbrile attività
era coronata dallo studio della chiromanzia.
Sul piano della medicina era all'avanguardia della terapeutica
del suo tempo e curava i suoi malati omeopaticamente. Daumier,
Renoir, Cézanne, sua moglie e suo figlio e l'intera
famiglia di Pissarro furono, a varie riprese, suoi pazienti.
Il dramma di Van Gogh
Ad Auvers, dove andava a passare i week-end, il dottor
Gachet riceveva gli impressionisti condotti da Pissarro
e gli indépendants che, pur senza aderire ai concetti
degli impressionistì, erano anche loro fautori della
pittura en plein air. Cachet ebbe una parte notevole, non
solo come ospite dei pittori, ma anche come collezionista.
I suoi mezzi non gli consentivano di essere un mecenate,
ma aiutava spesso gli artisti in difficoltà, acquistando
loro dei quadri. Nei riguardi di Cézanne il suo appoggio
fu provvidenziale nel periodo in cui questi, non osando
confessare a suo padre l'esistenza di Hortense e del bambino,
doveva mantenere la famiglia con i 200 franchi del suo mensile
di scapolo.
Il dottor Cachet pagava poco - in ogni modo allora gli impressionisti
non erano ancora apprezzati - ma comperava di frequente,
e raccolse una collezione mirabile che, insieme con quelle
di Choquet, Caillebotte e Faure, fu una delle più
vaste in fatto di pittura impressionista. Né Choquet
né Faure, per ragioni differenti, pensarono di lasciare
le loro. raccolte allo Stato. Tuttavia con la collezione
Caillebotte, i doni fatti da Paul Gachet, figlio del medico,
hanno largamente contribuito ad arricchire il museo del
Jeu de Paume e poi quello d'Orsay. Grazie a queste donazioni
successive, quest'ultimo è diventato, dopo la Fondazione
Van Gogh di Amsterdam e il museo Kroller Muller di Otterloo,
il museo che in tutto il mondo offre il maggior numero di
opere di Van Gogh. Il cinema, la televisione e le riviste
hanno rievocato infinite volte il soggiorno di Van Gogh
in casa del dottor Gachet, dal maggio al luglio del 1890,
quando il pittore, ancora una volta, attraversava un periodo
di crisi per il matrimonio del fratello Théo e la
nascita di suo nipote. Rendendosi conto della necessità
di allontanare il fratello da Parigi, su consiglio di Pissarro
Théo si era rivolto al dottor Gachet. Pissarro sapeva
che il medico s'interessava di malattie mentali e pensava
che avrebbe potuto avere un'influenza benefica su Vincent.
Infatti il dottor Gachet con i suoi discorsi e con la sua
terapia, che consisteva soprattutto nel consigliare all'ammalato
di pensare unicamente alla sua pittura, contribuì
a restituire un certo equilibrio allo sventurato. Ma un
giorno, il 27 luglio, in assenza del medico, Van Gogh si
sparò in pieno petto. Si può pensare che se
fosse stato ad Auvers il medico avrebbe saputo dissuaderlo
dal darsi la morte, o almeno avrebbe potuto curarlo efficacemente.
Ma quando ritornò era troppo tardi.
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