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Marcellin Desboutins rivaleggiava con Nadar
nel pittoresco. Pittore, incisore di talento e anche scrittore,
aveva condotto una vita movimentata. Dopo aver ereditato
un cospicuo patrimonio, era andato a vivere in Italia e
si era stabilito sulle colline di Firenze, in una stupenda
villa del Cinquecento, e aveva condotto per vari anni una
vita fa-
stosa ed elegante. Consumato il patrimonio era tornato a
Parigi per tentare la fortuna con il teatro. Invano, sebbene
la sua commedia Maurice de Saxe fosse stata accettata dalla
Comédie Frangaise. Allora era sprofondato nella bohème,
e nel periodo del Guerbois abitava nel magazzino di un idraulico
in rue des Dames, dove raffazzonava dei paesaggi che vendeva
a 5 franchi l'uno. Classico tipo del bohèmien nell'aspetto
e nello spirito, era molto benvoluto dal gruppo degli impressionisti.
Manet lo ritrasse in piedi, e Degas lo fece posare accanto
a Ellen André per L'Absinthe. Pilastro del caffè,
serviva da agente di collegamento tra gli artisti. Era presente
al Guerbois tutte le sere, dava notizie degli uni e degli
altri e trasmetteva i messaggi. Degas, benché fosse
tanto difficile nelle amicizie, aveva una predilezione per
lui, dovuta al suo spirito acuto e raffinato e... al suo
amore per i pettegolezzi di studio!
Il musicista Cabaner era una figura non meno originale.
Era stato introdotto nella cerchia del Guerbois da Cézanne,
che lo aveva conosciuto per la strada mentre, con una tela
in mano, ritornava dal lavoro. Cabaner, curioso, gli aveva
domandato di mostrargli quello che aveva fatto. Il quadro
gli era piaciuto e ne aveva colto le caratteristiche con
una tale sensibilità che Cézanne, commosso,
abituato com'era ad essere sbeffeggiato, gliene aveva fatto
dono.
Ridotto alla miseria, Cabaner suonava il piano in vari caffè
e viveva di un pezzo di formaggio, un panino e un bicchiere
di latte. Però portava camicie di seta! ... Precursore
di Erik Satie, rispondeva a Charles Cros - altro bel tipo
- che gli chiedeva se fosse capace di esprimere il silenzio
con la sua musica: "Sì, ma avrei bisogno di
tre bande militari! ". Morì tisico, lasciando
soltanto due opere finite ma di gran qualità: la
prima, ispirata a una ballata di FranQois Villon, Les dames
du temps jadis, la seconda all'Hareng saur di Charles Cros.
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